Le pensioni tornano al centro del dibattito con la nuova Legge di Bilancio 2026, che porta buone notizie per alcuni e delusioni per altri. Aumenti, tagli fiscali e un cambiamento graduale dell’età pensionabile disegnano il nuovo volto della previdenza sociale. Ma cosa cambia davvero? E chi ci guadagna?
Un piccolo aumento per le pensioni minime
Nel 2026, le pensioni minime otterranno un incremento fisso mensile di 20 euro, pari a 260 euro l’anno. Ma non per tutti.
Il bonus spetta solo a chi già beneficia della cosiddetta “maggiorazione sociale”, conosciuta anche come incremento al milione, introdotta dalla legge 448/2001. In pratica, riguarda:
- pensionati over 70
- con redditi bassi, entro i limiti fissati dall’INPS
Ricordiamo inoltre che resterà attiva la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime:
- +2,2% nel 2025
- +1,5% nel 2026
Quindi, non si tratta di un aumento generalizzato, ma di un’aggiunta mirata ai più fragili.
Taglio IRPEF: più soldi in tasca ai pensionati
Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore un taglio dell’IRPEF che coinvolge anche i pensionati. L’aliquota del 35% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro scenderà al 33%.
Il risparmio dipende dalla fascia di reddito. Ecco alcuni esempi pratici:
- Pensione da 35.000 euro: risparmio di circa 140 euro l’anno
- Pensione da 40.000 euro: risparmio di circa 240 euro
Il taglio massimo possibile? 440 euro all’anno per chi si trova esattamente al limite dei 50.000 euro. Le altre aliquote restano invariate:
- 23% fino a 28.000 euro
- 43% oltre 50.000 euro
Età pensionabile: si alza dal 2027
Dove si incassa, però, si perde altrove. A partire dal 1° gennaio 2027 scatterà un aumento graduale dell’età pensionabile, frutto del meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita introdotto dalla Legge Fornero.
Ecco cosa succede:
- +1 mese nel 2027
- +2 mesi dal 1° gennaio 2028
Questo aumento completa un allungamento totale di 3 mesi dell’età per il pensionamento di vecchiaia e anticipato.
Non tutti però sono coinvolti:
- Esclusi i lavoratori con mansioni usuranti o gravose che hanno almeno 30 anni di contributi
- Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco: aumento ulteriore di 3 mesi dal 2027
Per chi sperava in una maggiore flessibilità, la delusione è palpabile.
L’Ape Sociale resiste, ma addio a Quota 103 e Opzione Donna
Nel 2026 resta attivo solo l’Ape Sociale, che permette di andare in pensione a 63 anni e 5 mesi con almeno:
- 30 anni di contributi (36 per lavori gravosi)
È destinata a specifiche categorie:
- Disoccupati di lungo periodo
- Caregiver familiari
- Invalidi civili con almeno il 74% di invalidità
- Lavoratori usuranti
Il valore massimo mensile è di 1.500 euro lordi, senza tredicesima.
Invece, Quota 103 e Opzione Donna non saranno più operative dal 1° gennaio 2026. Salvo ripensamenti in Parlamento, queste due vie di pensionamento anticipato verranno archiviate.
Tempi più brevi per il TFS nella pubblica amministrazione
Una novità interessante riguarda il TFS (Trattamento di Fine Servizio). A partire dal 1° gennaio 2027, i dipendenti pubblici che maturano i requisiti in quella data riceveranno la “buonuscita” in 9 mesi anziché 12.
Attenzione però: questo anticipo vale solo per chi:
- va in pensione con requisiti pieni (età piena di vecchiaia)
Chi invece sceglie una pensione anticipata (come con l’Ape Sociale), dovrà comunque aspettare fino al momento in cui avrebbe maturato la pensione di vecchiaia ordinaria.
Una riforma prudente, non rivoluzionaria
Questa manovra si può sintetizzare in tre parole: cautela, gradualità, selettività.
- Aumenti selettivi destinati solo a chi ne ha davvero bisogno
- Tagli fiscali per i redditi medi, ma senza stravolgere il sistema
- Un rialzo dell’età pensionabile, che prosegue sulla linea della Legge Fornero
Molti lavoratori si aspettavano una riforma che portasse più flessibilità. Invece, le promesse fatte nei mesi scorsi trovano poco riscontro nei numeri. Ora resta da vedere se, durante l’iter parlamentare, ci saranno modifiche dell’ultimo minuto in grado di cambiare davvero il quadro.












Leave a comment